Le Gallerie della Fabbrica della Piana

Col nome di “Fabbrica della Piana” si indica il grande cantiere installatosi sul versante nordorientale del colle di Todi per la bonifica della grande frana ivi avvenuta sin dal 1812 e culminata nell’evento del dicembre 1814, quando in pochi giorni vennero ingoiati un grande tratto delle mura urbane, orti, case, un ospedale per pellegrini, una chiesa e una scuola. Il grande cantiere è rimasto aperto per quasi un secolo, anche se in maniera discontinua a causa degli scarsi finanziamenti disponibili. I non facili interventi di bonifica richiesero cifre strepitose di denaro e occuparono centinaia di persone: muratori, minatori, scalpellini, fabbri, carpentieri, ecc. venuti anche da lontano per lavorare alla grande impresa. I vari governi che nel corso del tempo si susseguirono (Impero Francese, Governo Provvisorio sotto il Regno di Napoli, Stato Pontificio, Regno d’Italia) portarono a Todi molti nomi illustri: ingegneri ed architetti famosi sottratti alla costruzione di ricchi palazzi affinché applicassero il loro versatile ingegno a cunicoli e muraglioni, nell’intento di sconfiggere una frana subdola e cattiva che sembrava non volersi fermare mai.

Forse esagerava l’Ingegner Ferrari, quando nel 1815 asseriva in una sua relazione che “altro non resta a fare che sloggiare dalla città, e scegliersi un sito migliore e più stabile ove potere al coperto delle ingiurie del tempo passare con tranquillità e sicurezza i giorni, e senza timore in dolce sonno le notti”; certo però la frase rende bene l’idea del clima di paura che in quei tempi si respirava in città, quando micropali e cemento armato erano ancora di là da venire.

Galleria inferiore presso il pozzo sulla serra del fosso Boccajone
Galleria inferiore presso il pozzo sulla serra del fosso Boccajone

Molti dei lavori effettuati riguardarono il sottosuolo: venne realizzato un sistema di gallerie e di pozzi che dovevano drenare e portare in superficie le pericolose acque sotterranee che costituivano la principale causa degli smottamenti. Queste gallerie andarono ad intercettare ed in parte sostituire il complesso di cunicoli risalente ad epoca romana, ormai inoperoso, prolungandolo oltre le mura, sotto la campagna, sino ad una distanza sufficiente a scongiurare nuovi danni alla città.

Tratto centrale della grande scalinata
Tratto centrale della grande scalinata

La vastità del fenomeno franoso rese necessari scavi molto profondi, al di sotto delle fondamenta del vecchio muraglione di Clemente XIII, che era stato costruito nel 1762 in seguito ad un altro grave dissesto. I grandi dislivelli che andavano coperti portarono a soluzioni ingegneristiche molto complesse quali alti pozzi, ripide scalinate, gallerie che salivano a zig-zag su più livelli sovrapposti, ecc. Questi ultimi sistemi servivano essenzialmente a rallentare la velocità di scorrimento dell’acqua riducendone il potere erosivo. Verso la fine del secolo l’acqua che defluiva dalle gallerie venne utilizzata per alimentare la nuova Fontana pubblica dei Bottini, che prende il nome dal termine, ormai in disuso, con cui si era soliti indicare i cunicoli.

Pozzo terminale del cunicolo sottostante palazzo Benedettoni-Pongelli
Pozzo terminale del cunicolo sottostante palazzo Benedettoni-Pongelli

Altro intervento molto impegnativo fu la sistemazione del fosso Boccajone, dove confluiscono tutte le acque di scolo del versante orientale della città. Il corso del torrente venne dapprima regolarizzato con una serie di serre trasversali e in seguito incanalato in una galleria sotterranea.